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Ecco un argomento che potrei definire spinoso per tutto coloro che si trovano ad affrontarlo: per chi le tariffe le deve “subire” – il cliente – e per chi le deve applicare – i legali.

La decisione di affrontare per primo sul blog questo argomento nasce dall’esperienza quotidiana, in questi tempi caratterizzati dalla difficoltà di “unire tutti i puntini” di stipendi o di entrate comunque sempre insufficienti; nasce dalla domanda che troppo spesso un cliente mi pone quasi tra la porta d’entrata e la sedia dell’ufficio … “ma quanto mi costa?, possiamo fare solo due chiacchiere?”.

Ma allora come creare un ponte di comprensione tra due soggetti con esigenze apparentemente inconciliabili??

Purtroppo per una soluzione fiabesca “tutti felici e contenti” servirebbe la bacchetta magica, ciò che mi propongo di fare è fornire una maggiore trasparenza del come si calcoli una parcella legale.

Sino all’abolizione delle tariffe forensi, avvenuta con il D.L. 1/2012 coordinato con la legge di conversione n. 27/2012, per il calcolo delle parcelle l’avvocato utilizzava un apposito tariffario (D.M. 8 aprile 2004, n. 127) la cui ultima revisione [attenzione bene] veniva predisposta nel lontano 2004.Ora, si comprende, come diversamente dagli aggiornamenti delle retribuzioni o di qualsivoglia altra tariffa, aggiornati con cadenza quasi annuale in base ad indici Istat, i compensi del legali sono rimasti ancorati per lungo tempo a parametri del tutto estranei alla realtà contemporanea.Non credo possa essere di qualche utilità capire come avvenivano prima i calcoli perché come si dice “Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto… chi ha dato, ha dato, ha dato… scurdámmoce ‘o ppassato …”.Con l’entrata in vigore dei parametri per la liquidazione da parte degli organi giurisdizionali dei parametri forensi (D.M. 20 luglio 2012, n. 140, che attua le disposizione dell’art. 9 della L. 27/2012, in questi giorni in corso di pubblicazione la rettifica degli importi) il “pianeta” delle parcelle ha subito un’importante inversione di rotta, la rigidità degli schemi dettati dalla pregressa disciplina è stata soppiantata da un’importante liberalizzazione.Le indicazioni ministeriali costituiscono lo strumento per la determinazione dei compensi soltanto da parte degli organi giurisdizionali (i giudici per intendersi) mentre nei rapporti tra cliente e avvocato tutto è definito nell’ambito della libera contrattazione – io dico 100, tu dici possiamo fare 70, io ribatto a 90 e la chiudiamo a 85!E’ chiaro che questa discrezionalità, come sempre, avvantaggia qualcuno e troppo spesso svantaggia la maggioranza … il “prezzo” più basso non sempre può essere sinonimo di un vero affare.La soluzione per evitare che al termine della prestazione vi siano incomprensioni, fortunatamente la offre lo stesso sistema; l’art. 9 sopra richiamato prevede infatti che il compenso per le prestazioni professionali sia pattuito, mediante la sottoscrizione di un vero e proprio contratto, al momento del conferimento dell’incarico professionale. Saranno pertanto previsti il grado di complessità, gli oneri ipotizzabili.Come ogni attività che si rispetti anche nel mondo degli avvocati sarà redatto quindi un preventivo di massima, anche menzionando le singole voci di prestazione e di spesa.La firma del contratto è la tutela sia per il cliente che comprende davvero (forse, SIC) di “quale morte dovrà morire” sia per l’avvocato che può contare su uno strumento che non presenta dubbi.

L’unica soluzione, come sempre, è chiarire tutto sin dall’inizio!!!!!!!!!!

Ma voi che ne pensate ?? … i riferimenti sono stati indicati per dare a tutti la possibilità di “toccare con mano” le cifre … ma per essere più chiari ecco un link assolutamente SICURO !!!

http://www.consiglionazionaleforense.it/site/home/naviga-per-temi/diario-della-riforma-forense/articolo8544.html, cliccate su “da qui puoi scaricare …”.

Forza commenti!!!

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