Credo che mi spetti un risarcimento!

Negli ultimi tempi questa è una frase che sento spesso dire sia ai lavoratori che alle aziende.

Il lavoratore mi chiede se gli spetti un risarcimento per:

  • la difficoltà morale subita dopo un licenziamento
  • per un infortunio che gli ha cambiato i rapporti interpersonali
  • stress lavorativo dopo tante ore
  • mobbing

Il datore di lavoro mi chiede se gli spetti un risarcimento per:

  • danni all’immagine
  • multe prese dai dipendenti con i mezzi dell’azienda
  • furti
  • danneggiamenti di merce

Ho già avuto modo di parlare del tema del risarcimento in questo articolo. 
Lì è possibile trovare tutte le informazioni su come sia possibile provare il danno e quindi ottenere il risarcimento.

Ma nei Tribunali cosa accade in tema di risarcimento dei danni?
Secondo una tabella di sintesi costruita dalla Corte di Cassazione per le cause del 2019 (ad oggi i dati del 2020 non sono disponibili) sembra che il risarcimento nei rapporti di lavoro sia il terzo motivo per il quale si fanno le cause.

Viene superato solo dai licenziamenti e dal pagamento delle differenze sullo stipendio.

 

 

Per i lavoratori.

Mi spetta un risarcimento per danni morali quando mi licenziano?
In molti casi i clienti mi pongono questa domanda. In realtà la norma sui licenziamenti (L. 604/66, L. 92/12) stabilisce che in caso di licenziamento “illegittimo” (che non poteva essere effettuato) sia previsto un risarcimento pari a un certo numero di mensilità.

Il numero delle mensilità ha molte varianti in base a criteri diversi.

Non è previsto un risarcimento in più. A meno che la persona non dimostri (difficilissimo) di aver avuto danni enormi a causa del licenziamento che hanno avuto conseguenze sulla salute psico-fisica.
Il legislatore ha infatti immaginato che con quel risarcimento fosse “tutto compreso”.

 

Per i datori di lavoro.

Trovo spesso molto difficoltà nel far comprendere alle aziende che, con le dovute modalità, è possibile chiedere un risarcimento ai collaboratori per danni patiti.

Un caso particolare è quello dei danni provocati dalle pubblicazioni di foto o altro sui social network.

Nonostante molte aziende siano contrarie a pubblicazioni dei dipendenti, solo in poche vietano ai lavoratori di pubblicare.
Pur essendo i social network uno spazio di libera espressione, questa libertà incontra il limite quando si tratta di informazioni che riguardano l’azienda.

Mentre può essere semplice capire cosa succeda nel caso in cui il collaboratore “insulti” pubblicamente l’azienda o il datore di lavoro, meno semplice quando invece si pubblicano aggiornamenti “non cattivi”.

L’azienda potrebbe avere interesse a mantenere il più stretto riserbo sulle procedure, sulle modalità con cui esegue le lavorazioni, sui clienti ecc. Quindi attraverso un regolamento aziendale è importante prevedere dei limiti anche per le pubblicazioni social.

Sei un dipendente e ti stai chiedendo se ti spetti un risarcimento?

Sei un datore di lavoro che vuole inserire delle clausole per il risarcimento?

Lo studio potrà offrirti una soluzione adeguata alle tue esigenze.

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