Non ho mai pensato di rispondere alla domanda: “cosa fa un avvocato del lavoro”.

Mi è sempre sembrato semplice intuire quello di cui si occupa un avvocato del lavoro; in realtà in questi giorni mi sono arrivate domande che mi hanno fatto pensare che fosse arrivato il momento di fare un po’ di chiarezza!

Per capire di che cosa mi occupo è importante dare una prima definizione.

L’avvocato del lavoro (o giuslavorista in termine tecnico) è colui – o colei – che si occupa di fornire un supporto in tutte le necessità che riguardano i rapporti di lavoro tra aziende/ditte individuali, e i loro dipendenti/collaboratori/agenti ecc.

Quindi può fornire una tutela sia al datore di lavoro che al lavoratore, conosce i diritti degli uni e degli altri.

Per semplicità andrò ad elencare qualche attività che l’avvocato del lavoro svolge prima per le aziende e poi per i collaboratori.

Attività per le aziende

L’azienda si rivolge a me per contestare un comportamento negligente del suo dipendente.
Dopo avermi raccontato tutti i fatti scrivo la lettera per il dipendente e tengo sotto controllo l’esito della procedura

  • Licenziamenti disciplinare

Quando il procedimento disciplinare si riferisce a fatti molto gravi allora mi occupo, anche in accordo con il consulente che crea le buste paga e dialoga con gli istituti come (Inail e Inps), di redigere la lettera di licenziamento.

  • Riorganizzazione dell’azienda

L’azienda mi sottopone la situazione che vorrebbe ottenere alla fine della riorganizzazione e io mi occupo di valutare se sia il caso di procedere con licenziamenti (come ultimissima ipotesi) o con rimodulazioni delle retribuzioni/orari di lavoro/mansioni ecc.

  • Richieste di pagamento differenze retributive per straordinario ad es., risarcimento danni, infortunio, malattia professionale ecc

In questo caso l’azienda si rivolge a me quando “ha già un problema”: un suo collaboratore ha già fatto richiesta di pagamento di una somma. In questo caso cerco di capire con l’azienda quale sia la situazione e mi metto in contatto con il collaboratore (o con il suo rappresentante) per cercare di definire senza una causa il problema.

  • Controlli dell’Ispettorato del Lavoro/Inps/Inail

In questo caso l’azienda si rivolge a me a seguito di un accertamento da parte di questi istituti. Mi occupo di comprendere le ragioni dell’intervento cercando di definire al meglio il procedimento che hanno attivato, possibilmente evitando di proseguire in Tribunale

Attività per i lavoratori

  • Procedimento disciplinare. 

In questo caso il lavoratore si rivolge a me dopo che l’azienda ha inviato una contestazione un comportamento che ha ritenuto negligente.

Ascolto il lavoratore e i fatti che sono alla base della lettera e lo supporto nella scrittura delle sue difese.

  • Licenziamenti disciplinare

Quando accade un licenziamento per motivi legati all’attività svolta (o non svolta) dal dipendente, mi occupo di impugnare il provvedimento secondo i rigidi termini imposti dalla legge e se possibile di avviare un tavolo di confronto con l’azienda – controparte – per cercare di evitare il protrarsi in altre sedi (Tribunale) della situazione

  • Licenziamento per riorganizzazione

In questo caso il licenziamento non riguarda strettamente l’operato del lavoratore bensì una riorganizzazione interna dell’azienda.

Mi occupo mentre procedo con l’impugnazione di verificare se sono stati rispettati tutti i principi che la legge impone perché questo licenziamento sia valido.

  • Richieste di pagamento differenze retributive per straordinario ad es., risarcimento danni, infortunio, malattia professionale ecc

Fondamentale per queste richieste è procedere con un’intervista del lavoratore per capire esattamente come si svolgeva la prestazione. Accanto a questo sarà importante controllare le buste paga e, se del caso, effettuare attraverso consulenti del lavoro, i conteggi delle differenze di retribuzione che sono maturate per il lavoro straordinario, per l’infortunio, per la malattia professionale (es. mobbing).

  • Pagamento stipendi

Il lavoratore si rivolge a me per recuperare gli stipendi (spesso anche molti) che non sono stati pagati.

In questo caso si procede quasi nell’immediatezza con la redazione di un ricorso da depositare in Tribunale per ottenere quello che si chiama “decreto ingiuntivo”.

Questo documento è una sorta di imposizione per il datore di lavoro di pagare nel termine di 40 giorni (a meno che non abbia dei validi motivi per opporsi).

Molte sono le situazioni di cui si occupa un avvocato del lavoro… ma hanno in comune una cosa:
si possono verificare sia al di fuori di una causa (stragiudizialmente) che in Tribunale (giudizialmente).

L’obiettivo è quello di evitare la prosecuzione delle vicende alla base per i motivi che ho già espresso nell’articolo Conciliare la causa costa meno?

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