Seleziona una pagina

Ehhh … parlare di diritto in un momento storico in cui nulla sembrerebbe andare “per il verso giusto” è difficile!

E’ impegnativo anche per gli addetti ai lavori che si confrontano quotidianamente con i dubbi e le perplessità delle persone comuni che, bombardate dalle più disparate notizie, non capiscono cosa o chi seguire.

E’ impegnativo anche per gli addetti ai lavori perché, spesso, l’unica risposta da dare a chi pone le domande è “non c’è una spiegazione oggettiva o logica ma è così …” svilendo la professionalità e, a lungo termine, svuotando il bagaglio delle certezze che a fatica si erano conquistate.

E’ impegnativo anche per gli addetti ai lavori che, sotto il peso di continue riforme, vivono nel timore di aver omesso o dimenticato delle nozioni o di non averle aggiornate.

Guardando il termine “diritto” nella sua etimologia: che procede secondo una linea retta, che non piega né da una parte né dall’altra non si potrà che notare il profondo contrasto con l’altro termine a cui viene associato “legge”.

Contrariamente al significato che il dizionario fornisce il diritto, nella società odierna, si è sviluppato con un susseguirsi di modifiche, si è plasmato secondo quanto ritenuto più comodo, si è piegato, troppo spesso, alle esigenze di pochi, si è prestato alle interpretazioni più disparate.

Scorrendo le ulteriori definizioni del “diritto” ci si imbatte in quella che, forse, maggiormente ad oggi rispecchia l’esatto contenuto del termine: accorto, scaltro, furbo (più comune dritto, già presente all’epoca di Manzoni).

Allora diventa impegnativo anche per gli addetti ai lavori controbattere a chi afferma che la legge – il diritto – sta dalla parte del più furbo e che tanto sono sempre gli stessi a pagare; è difficile e spesso impossibile proprio perché gli strumenti, le certezze sulle quale il diritto si poggiava oggi non ci sono più.

Come spiegare che alcuni reati non implicano più la carcerazione perché il bene da tutelare è stato diversamente interpretato o perché le carceri sono piene; come motivare ad un creditore che vorrebbe ottenere soddisfazione delle proprie pretese che deve pagare per tentare di recuperare le sue somme sperando che ciò non sia vano; come interloquire con chi si impone sfoderando le conoscenze acquisite sul web.

Dov’è il diritto, dov’è quella “via retta” che dovrebbe quotidianamente aiutarci a risolvere le problematiche che nascono dai rapporti interpersonali.

Solo da pochi anni vivo nel confronto tra la mia professione ed il “mondo esterno” ed ho assistito ad un repentino declino di ciò che era ammissibile e ciò che non lo era più, tanto da farmi riflettere ogni giorno sul significato di ciò che svolgo (o che tento di svolgere).

Forse la società sta diventando la giungla dell’homo sapiens, dove ormai vige solo la legge del più forte che schiaccia il debole e dove il rispetto per i beni essenziali della vita e della natura sono divenuti un lontano ricordo.

Ma, lasciarsi andare soltanto alla negatività di una situazione come quella odierna vorrebbe dire abbandonare il pensiero di una professione, come quella dell’avvocato, che sin dagli albori veniva individuata tra quelle di maggior prestigio per un’evoluzione della società, veniva guardata con sempre nuovo stupore per la bellezza del sapere che la accompagnava …

Se la soluzione in una società così malata è quella di dimenticare il dizionario e di pensare ad un diritto concreto allora è necessario guardare al futuro in modo positivo immaginando che la voce dei piccoli (anche dei piccoli avvocati) possa scalfire l’indifferenza e portare ad una dimensione più comprensiva la quotidianità delle persone.

Open chat
1
Buongiorno, come posso esserti utile?
Powered by