Il tema degli infortuni sul lavoro è purtroppo un argomento sempre in evoluzione.

Le procedure di sicurezza ben note sono troppo spesso disattese o applicate erroneamente.

L’infortunio quindi nella maggior parte delle situazioni si manifesta per la disapplicazione delle prescrizioni dettate dal D.Lgs 81/08 e norme ad esso collegate.

In applicazione del combinato disposto della disciplina citata dagli artt. 2049 e 2087 c.c. il datore di lavoro è responsabile per gli infortuni occorsi al prestatore durante l’orario di lavoro e/o durante il tempo che lo stesso impiega per recarsi in azienda o al termine della giornata per rientrare presso la propria abitazione (c.d. infortunio in itinere).

La responsabilità viene definita “oggettiva” essendo posto in capo al datore di lavoro l’onere di verifica e di vigilanza sul lavoratore.

Rispetto all’infortunio in itinere i Tribunali, nelle ultime sentenze, hanno spesso ridimensionato la portata del risarcimento.

La valutazione si è rivolta al tragitto effettuato e ai mezzi utilizzati per lo spostamento (imputando ad es. al lavoratore la responsabilità di aver scelto un mezzo proprio in luogo di uno pubblico).

Emergono tuttavia alcuni casi nei quali la responsabilità dell’evento resta a carico del prestatore; ciò accade quando l’attività posta in essere dal lavoratore appare abnorme rispetto alla normale richiesta.

Una simile situazione si può manifestare in presenza di condotte tipizzate in un mansionario e/o in un regolamento ove l’attività eseguita sia del tutto scostata rispetto alle indicazioni datoriali.

Ma accertato l’infortunio, anche nell’ipotesi di riconoscimento da parte dell’INAIL il risarcimento datoriale non è automatico, sarà infatti onere del lavoratore fornire prova del nesso di casualità: la stretta connessione tra l’attività e l’evento e il danno.

Solo a seguito dell’accertamento di tale presupposto l’azienda potrà essere condannata al pagamento di un risarcimento che sarà costituito dalla differenza tra quanto spettante e l’importo del danno biologico eventualmente riconosciuto dall’INAIL (c.d. danno differenziale).

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