Il comportamento nel rapporto di lavoro e nella privacy

Quando si comincia un nuovo rapporto di lavoro si pensa di essersi lasciati alle spalle tutto quanto accaduto nel precedente; si considerano come dimenticati tutti i comportamenti pregressi.

Ma, forse, non tutto si può dimenticare.

Il Tribunale di Pistoia infatti ha recentemente considerato determinante (sentenza n. 1 del 2021)  per valutare la correttezza o meno di un licenziamento il comportamento del dipendente nel precedente rapporto di lavoro.

Il caso esaminato in quell’occasione riguardava il dipendente di un istituto bancario che nel rapporto pregresso aveva tenuto una condotta gravemente negligente nell’aver concesso l’apertura di conti correnti con affidamento e scoperti di conto a soggetti non solvibili; nell’aver svolto operazioni anomale su un conto corrente con saldo costantemente negativo, mediante il rilascio di un numero esorbitante di assegni senza copertura e post-datati e nell’aver dissuaso un cliente dal presentare denuncia per usura nei confronti di un suo amico.

Il Giudice in quel caso ha ritenuto che il licenziamento del nuovo datore di lavoro (un’altra banca) sia stato giustificato dal fatto che la condotta gravemente illecita e taciuta dal dipendente al momento dell’assunzione avrebbe potuto manifestarsi anche in questo nuovo rapporto.

Il comportamento nel rapporto di lavoro e come ci poniamo nei confronti del lavoratore e soprattutto nel disciplina della privacy comportano delle conseguenze.

Conoscere il comportamento del precedente rapporto di lavoro e la normativa sulla privacy

In altre parole, esiste un diritto alla privacy del lavoratore rispetto a quanto accaduto nel precedente rapporto di lavoro (ovviamente in assenza di condanne penali che sarebbero invece facilmente reperibili)?

In assenza di condanne penali ciò che è avvenuto nei precedenti rapporti di lavoro, salvo espressa autorizzazione degli interessati (sia dell’azienda che del lavoratore) dovrebbe rimanere confinato al singolo rapporto; va da sè che alla cessazione dello stesso ogni vicenda dovrebbe essere accantonata.

Vi sono tuttavia ambiti, come quello del caso affrontato dal Tribunale di Pistoia, ove sono coinvolti anche interessi di soggetti terzi – i clienti della banca – il cui diritto di affidamento nella correttezza dell’operatività dell’Istituto a cui si rivolgono è preferenziale rispetto all’interesse del singolo.

In queste ipotesi quindi avvengono segnalazioni circa i movimenti effettuati che travalicano il singolo rapporto di lavoro e rimangono nella storia lavorativa dei dipendenti.

Ecco che quindi il diritto alla privacy viene superato dal diritto del cliente-consumatore.

Comportamento negligente del lavoratore nell’esecuzione dei suoi compiti o incarichi lavorativi

Diversa è l’ipotesi in cui l’azienda che scopre che un dato comportamento negligente nell’esecuzione della prestazione del proprio dipendente veniva effettuato anche con i datori di lavoro precedenti.

In questo caso la mera negligenza, che produce effetti solo sulla produttività dell’azienda interessata, avrà una valenza che non consentirà di sanzionare il dipendente.

In altre parole: se, ad es., si ha notizia di un dipendente che, come nell’azienda attuale, nella precedente  rimaneva assente molto spesso senza giustificazione, non si potrà procedere con una sanzione disciplinare perché soggetto recidivo.
Il precedente comportamento non avrà riflessi sul rapporto di lavoro attuale.

In questo caso infatti quanto precedentemente accaduto riguarda unicamente il dipendente e il pregresso datore di lavoro; addentrarsi oltre significherebbe ledere la privacy.

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