Vaccino e licenziamento, un obbligo?

Come sono correlate le due situazioni, quella del vaccino contro il COVID 19 e il diritto alla salute con il licenziamento di chi non vuole farlo e il diritto d’impresa.

Ci sono infatti due posizioni quella del dipendente che non si vuole sottoporre al vaccino e quella dell’azienda che potrebbe pensare di licenziarlo.
Il problema non può essere risolto in poche parole e richiede sicuramente un intervento con un legge ma proverò a spiegarlo in parole semplici.

Perchè l’azienda potrebbe essere tutelata in caso di licenziamento?

Il motivo principale per il quale il datore di lavoro può pretendere che il dipendente si vaccini deriva dall’obbligo che l’imprenditore ha di garantire la sicurezza dei propri collaboratori.

La sicurezza è quindi connessa alla tutela della salute.
Questo obbligo deriva dal codice civile (l’art. 2087) e anche dal testo unico sulla sicurezza (D. Lg.s 81/08, art. 279).
Il testo di questo articolo dice che

Il datore di lavoro, su conforme parere del medico competente, adotta misure protettive particolari … fra le quali:

a) la messa a disposizione di vaccini efficaci per quei lavoratori che non sono già immuni all’agente biologico presente nella lavorazione, da somministrare a cura del medico competente;

Se l’imprenditore permette che, in presenza di un vaccino disponibile, il suo collaboratore entri in azienda anche senza farlo, si espone al rischio di non osservare le norme sulla sicurezza.

Non solo.

Oltre a mettere in pericolo per la propria azienda, fa rischiare anche la collettività quando il dipendente esce dal lavoro.

Proprio per i rifiuto, quindi, il medico del lavoro (a cui il datore si deve necessariamente appoggiare) può dichiarare il collaborarore NON IDONEO a prestare l’attività.
Un dipendente non idoneo può essere licenziato dall’azienda.

Ma questo obbligo non va contro la libertà di scelta del collaboratore?

Dall’altra parte i collaboratori potrebbero sollevare che non esiste, al momento, una legge che obblighi a fare il vaccino. 

Infatti la Costituzione (art. 32) dice
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

In assenza di questa legge e quindi di qualcosa che obblighi le persone a fare il vaccino, il collaboratore è libero di scegliere se farlo o no.
Senza che questa decisione abbia conseguenze sul rapporto di lavoro.

Il collaboratore potrebbe inoltre dire che fare una distinzione tra i dipendenti che hanno fatto il vaccino e quelli che non vogliono (per qualunque motivo) diventa discriminatorio.

Questa discriminazione porterebbe alla conseguenza che un licenziamento non sarebbe valido.

Così come accade quando la distinzione è fatta per ragioni di sesso, razza, credo politico o religioso ecc.

Entrambe le posizioni sono corrette ed entrambe potrebbero avere dei punti deboli.

E’ più che mai importante in questa fase usare il buon senso e il dialogo tra le parti, in attesa che intervenga una legge o altra norma che chiarisca in modo trasparente la situazione.

 

 

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